RHINE BERNARDINO – LA VERITÀ ATTRAVERSO IL CORPO

Londra è considerata capitale Europea dell’arte contemporanea, non solo quella dei grandi artisti eccentrici e perennemente impegnati, ma anche quella dei giovani artisti che lavorano a stretto contatto con la comunità. Così incontrai Rhine, in un caffè vicino al Dipartimento di Scultura del Royal College of Art.

Mi ritrovai davanti una energica piccola donna dallo sguardo determinato ed allo stesso tempo riflessivo, tuttavia gentile ed accomodante. Lei stessa mi confessa “Sono un’artista donna ed asiatica. Nella maggior parte dei casi, a causa della mia fisicità, faccio fatica ad essere presa sul serio. A volte le persone (principalmente uomini adulti) mi guardano come se fossi un piccolo oggettino carino, come se dovessi da un momento all’altro fare dei versetti e zampettare in giro. Mi capita di sentirmi esclusa dai ‘discorsi importanti’ e ‘rimessa al mio posto’. La maggior parte di questi comportamenti hanno a che fare con i pregiudizi culturali che si hanno nei confronti di una piccola donna asiatica. Ma io ho molto da esprimere! Ho dei punti di vista ed ho molto da dire al riguardo!”

Non a caso il sito di Rhine è si chiama “Tell the children the truth” : “Sia le donne che gli artisti sono cantastorie. Per questo motivo le donne dovrebbero avere maggiore supporto nel mondo dell’arte. Siamo entrambe le cose!” Rhine ha molto da dire, ma non lo fa usando soltanto le parole. Lo articola attraverso l’uso del suo corpo che diventa strumento di autoriflessione, ricerca e comunicazione. Rhine trasforma la sua fisicità in un forte strumento di interazione dinamica, portando l’arte al di fuori degli spazi convenzionali di musei e gallerie, aprendo nuove discussioni con il pubblico e la comunità.

Chiedendole come sia diventata un’artista, mi confessò che in realtà questa non fu mai una vera opzione per lei. “Non provengo da una famiglia di artisti. Visto che ero molto brava a scuola, tutti si aspettavano che diventassi un avvocato o un dottore. All’università ho impiegato anni ed anni per decidere di mollare tutto e dedicarmi a qualcos’altro che potesse comunicare qualcosa al mondo”.

Rhine ha iniziato la sua carriera artistica nelle Filippine, laureandosi in Cinema e Comunicazione Audio-Visiva. Durante questo percorso ha deciso di volersi buttare in qualcosa di più sperimentale e meno convenzionale. Grazie al premio Abraaj RCA Innovation Scholarship, si è trasferita a Londra dove ha intrapreso un master in scultura al Royal College of Art. Lei stessa descrive la città come flessibile e fluida, un luogo che contribuisce allo scambio di idee, la collaborazione fra artisti, l’espressività ed il criticismo. Rhine sostiene che “Nel panorama artistico di Londra ci sono ‘i soliti noti’, ma non dominano completamente la scena. C’è un’abbondanza di artisti e c’è sempre un pubblico pronto ad ascoltarli. Qualche volta sei tu a trovarli, altre volte ti rovano loro”.

Le sue performance comunicano direttamente con questo pubblico. “Penso che ogni tipo di arte debba essere ‘là fuori’. I musei e le gallerie parlano in continuazione di accessibilità, ma allo stesso tempo sono sempre collocati solo al centro della città, ed in una metropoli come Londra questo è limitante”. Effettivamente Rhine porta la sua storia “là fuori”, a coloro che hanno minor accesso ai grandi musei. Usando il suo corpo – inclusi rifiuti, fluidi corporei e sangue – esplora la fisicità, l’auto accettazione e il rapporto con la cultura e la società. “Ognuno è chiuso in sé stesso e stiamo diventando sempre più immersi nel nostro ego. È così che la stupidità vince”, afferma. “L’arte è una via per aprire una comunicazione e mostrare altri punti di vista

Attraverso la conoscenza di noi stessi, senza alcuna vergogna, possiamo approcciarci al mondo in una maniera molto più profonda ed onesta, con meno pregiudizi e discriminazioni. “Sono cresciuta in una società estremamente moralista, dove anche pisciare troppo rumorosamente era considerato qualcosa di cui vergognarsi”, mi spiega, “questi pregiudizi influenzano la maniera in cui vedi il tuo corpo e il tuo rapporto con gli altri. Credo che i problemi sociali, culturali e politici che stiamo vivendo hanno molto a che vedere con questo”. Perciò, Rhine condivide la profonda analisi del suo corpo con lo spettatore, al fine di sensibilizzare ed includere la comunità nel discorso.

Uno dei suoi progetti attuali si intitola Regla, realizzato in collaborazione con la sua amica e collega Anna Gray. A partire dal 2016, Rhine raccoglie mensilmente il suo sangue mestruale trasferendo i fluidi dentro delle sculture di vetro realizzate da Anna. Il risultato suono una serie di oggetti bellissimi ed eleganti che attraggono l’attenzione dello spettatore, invece che creare un senso di repulsione. Nell’immaginario collettivo, il sangue mestruale e solitamente associato alla sporcizia de alla discriminazione femminile. Rhine, invece, lo trasforma in un oggetto semi-prezioso. Riguardo a questo progetto afferma “solitamente le persone si sentono indisposte davanti a questi soggetti. Io offro loro la possibilità di guardare il sangue mestruale per ciò che è, nella sua fisicità. Penso che ciò aiuti a sviluppare un livello base di comprensione ed accettazione”.

Regla- 2016

Il lavoro di Rhine include, inoltre, un profondo livello di meditazione e auto-analisi. The Earth died screaming while I was sewing è un progetto che l’artista porta avanti dallo scorso anno e si basa essenzialmente nel sedersi sul water per tre o quattro ore di fila, tre o quattro volte a settimana, cucendo la carta igienica con i capelli che sono caduti e che ha collezionato. “Le persone mi chiedono per quale ragione lo faccio. C’è un detto giapponese che recita: ‘Il tiro con l’arco e la danza, raccogliere i fiori e sedersi, bere il the e lottare – è tutto uguale’. Vedo tutte le azioni come qualcosa di utile nel momento in cui portano ad una riflessione interiore. Me ne sto seduta lì, in completo silenzio e cucio. Quello che faccio non riguarda la produzione di qualcosa di utile, ma l’imparare. È come ridurre tutto all’essenziale attraverso la pratica e la meditazione”. Rhine mette in discussione le norme sociali con attività comunemente considerate inutili, sostenendo l’importanza dell’auto-riflessione e della conoscenza di sé.

Nell’approccio di Rhine all’arte, la performance diventa uno strumento di comunicazione con lo spettatore. Attraverso l’uso del suo corpo, delle sue esperienze, azioni e sperimentalismi, cerca di fare scoppiare la bolla all’interno della quale ognuno di noi è intrappolato. Vuole condividere un messaggio e diffonderlo fra le persone. Mette in discussione le apparenze, il valore del tempo e la paura del diverso. Rhine incorpora il suo background di donna proveniente da un paese del terzo mondo in una storia che parla si conoscenza di sé, comunicazione e comprensione.

Attraverso progetti che molti considerano disgustosi o repellenti, narra la verità non solo ai “bambini” ma a tutti gli osservatori. Dopotutto, la verità può fare male ed essere disgustosa, ma è così che riusciamo a vedere le cose per quello che sono veramente. Affrontandole, includiamo aspetti che normalmente rifiutiamo di accettare. Non solo: attraverso questa accettazione possiamo migliorare come esseri umani e nel nostro rapporto verso la società.

“Nel periodo storico in cui ci troviamo, l’arte dovrebbe avere più spazio ed importanza”, Rhine afferma. “Attraverso l’arte non solo puoi capire ed accettare la tua identità, ma anche quella degli altri. Le persone possono imparare dal tuo lavoro, così come tu puoi imparare da loro, costruendo qualcosa insieme. C’è ancora così tanto lavoro da fare!”.

All the rights reserved to Rhine Bernardino

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