DECA- DANCE : RISCRIVENDO UNA VECCHIA STORIA

QUANDO L’ ARTE SVECCHIA IL DIVERTIMENTO

Recentemente ha fatto molto discutere la chiusura del Coccoricò, per molto simbolo di un’intera generazione. Tuttavia, la consecutiva chiusura dei più famosi locali della Riviera può essere il punto di inizio di qualcosa di nuovo che riporti in luce un tipo di divertimento slegato da fini commerciali, che includa una certa componente di snobismo e sfrontatezza giovanile.

Sì, “riportare”, perché è proprio da esperienze che potremmo definire uderground degli anni ’80 che sono nati i primi club della Riviera, come lo Slego ed il Sirenella, posti che inizialmente puntavano più alla sopravvivenza più che al successo.

Manifesto 70×100 realizzato per la stagione 1985-1986,
stampa offset a cinque colori. Settembre 1985 / FEED YOUR HEAD, artwork by G.T. Garattoni
credits: www.notteitaliana.eu

Aperti in ex case popolari, ed ispirati all’ambiente londinese, erano gestiti da quei giovani stessi che avevano voglia di divertirsi e creare qualcosa di nuovo. Nuovi stili, nuove tendenze, nuovi punti di ritrovo.Queste furono le basi di quella che poi, verso la fine del decennio, sarebbe diventata l’industria del divertimento.

Si trattava di luoghi creati dai giovani per i giovani, attorno ai quali ruotavano non solo musicisti, ma anche collettivi di grafici e disegnatori, come ad esempio l’ex gruppo di grafici sperimentalisti Complotto Grafico, o  Marzia Fraternale, che, appassionata di musica Punk e New Wave, nel suo negozio di vestiti usati a Cattolica, produceva locandine e flyers per la discoteca Aleph usando ritagli di giornale.

prime grafiche dello Slego
credits: www.notteitaliana.eu

Questi oggetti erano prodotti non solo per pubblicizzare gli eventi, ma anche per essere collezionati. Erano il simbolo di una generazione che sentiva la necessità di fare parte di una comunità dove lo scambio di idee avveniva attraverso il divertimento.

Articolo di Repubblica sull’inaugurazione dell’Aleph del 1981, © La Marzia Fraternale
credits: www.notteitaliana.eu

Si usa dire “chiusa uno porta si apre un portone” : sarebbe dunque giusto che la porta si apra su quei giovani artisti, illustratori, musicisti, grafici del territorio Riminese che hanno tanto da di dire e poche opportunità per farlo. I Comuni dovrebbero dunque puntare proprio su questi giovani creativi riaccendere la Riviera con delle luci che abbiano i colori di qualcosa di nuovo.

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