BURLA: RIDIPINGERE I MURI DEL SOCIALE

Incontro Burla in un’afosa serata di luglio nel giardino di Casa Pomposa, il centro giovani riminese dove collabora come educatore, accompagnati dalle zanzare e dalla musica dei ragazzi che provano nella sala a fianco.

“Mi sono ritrovato a fare questo lavoro un po’ per caso. Da grande ho sempre voluto fare l’artista. Frequentavo un centro giovani dove attorno a me c’erano dei ragazzi interessati ad imparare a fare graffiti, perciò mi sono messo ad insegnarli tutto ciò che sapevo. Sono andato avanti per questa strada perché mi sono trovato di fronte ad di una bella esperienza che tutt’ora continuo, in cui si viene a formare uno scambio fra giovani e giovani con bisogni speciali che difficilmente in un altro contesto si creerebbe”.

credits Burla

Burla continua a raccontare di come sia sempre stato circondando dall’arte. Cresciuto nello studio del nonno, anche lui artista, si è avvicinato al mondo della Street Art fin da ragazzino, iniziando dall’adolescenza a sperimentare con la bomboletta e la musica elettronica, partecipando poi a festival ed eventi. “Con il tempo ho iniziato ad insegnare come fare graffiti ai ragazzi, anche se all’inizio molte persone pensavano che fosse un qualcosa con non si potesse propriamente insegnare”, spiega.

Nelle opere di Burla c’è molto del lavoro che svolge come educatore, del modo dolce, spontaneo e libero di condizionamenti che i giovani con particolari problematiche, sia mentali che sociali, hanno di esprimersi e che ogni giorno ha modo di riscoprire. “Questi ragazzi sanno parlare in maniera semplice, ma al contempo diretta ed efficace.” – descrive – “Di per sé, la realtà dei giovani è complessa. Quando superi una certa età, ti ritrovi da solo con tutti i tuoi sogni a scontarti con quello che c’è là fuori. Diventa ancora più difficile se poi hai qualcosa di diverso”.

credits Burla

Con i suoi personaggi Burla fissa sulle pareti la condizione degli isolati, degli esclusi, e lo fa attraverso un uso minimalistico e deciso della linea. “Ho sempre ammirato come i maestri della Secessione Viennese utilizzassero il disegno. Prendiamo ad esempio Egon Schiele che tramite l’uso di semplici linee riesce a generare emozioni potentissime. La linea fa parte della mia vita, di cosa produco, dei fumetti che leggo o dei film d’animazione che guardo, insomma è un po’ alla base di tutto ciò che mi appassiona!”.

credits Burla

Tuttavia, anche il colore ha un’importanza rilevante nella sua produzione. Spesso si tratta di colori vivaci che ricordano quasi il mondo onirico e della favola che si mescolano, e allo stesso tempo contrappongono, ai sui soggetti. “Non so se ho trovato un mio stile, so che continuo a sperimentare. Cerco di non fissarmi troppo su qualcosa e vado avanti a mischiare immagini e idee.” – continua – “A volte nella mia testa faccio dei gran voli pindarici su un tema. Poi però cerco sempre di mantenere ciò che produco il più semplice ed efficace possibile”.

credits Burla

Attraverso la loro semplicità i personaggi di Burla trasmettono un messaggio importante: quello di tronare ad apprezzare le piccole cose, spostando un po’ l’attenzione da noi stessi verso gli altri. “Molte volte non ci accorgiamo che le cose che facciamo quotidianamente altre persone non possono permettersele, sia a causa di impedimenti fisici che economici. La mia non vuole essere una critica, mi ci metto in mezzo anche io a questo grande errore comune. Però vale la pena ricordare alle persone che viviamo nella parte fortunata del mondo”.

Tramite i suoi graffiti, Burla non solo restituisce vita alle pareti del tessuto urbano, ma ci invita a riflettere, dando voce a chi non ne ha o fatica ad averne. Inoltre, attraverso il suo impegno nel sociale, fa si che questo messaggio non vada perso o dimenticato. Stimolando i giovani ad indirizzare le loro energie e capacità nella produzione di qualcosa che sia costruttivo per sé stessi e per gli altri, insegna a tutti loro che chiunque ha qualcosa di importante da comunicare. Quindi, grazie Burla!

credits Burla

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