FEDERICO TOMOZ BANDINI: LA GRAFICA DEI CORPI ED I CORPI DELLA GRAFICA

TomoZ è lo pseudonimo di Federico Bandini che nasce nei primi anni ’90 quando Federico si avvicina al mondo del writing: “In realtà è così tanto tempo che lo uso che quasi mi annoia”, scherza.

D’altro canto, i nomi e le parole in sé ricoprono un importante spazio nella sua produzione che fonde diversi media quali, ad esempio il graffito e la scultura. “In realtà, prima di avvicinarmi al mondo del writing, non ho mai fatto particolare attenzione al concetto di calligrafia. Successivamenteho iniziato a domandarmi perché, nel corso della storia, lo studio delle lettere ha sempre attirato l’uomo”, spiega.

credits Federico TomoZ Bandini

Federico, infatti, inizia il suo percorso con la scuola di oreficeria, per poi passare al corso di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, dove si laurea con il massimo dei voti. “Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per il creare cose. Producevo modellini dei miei personaggi preferiti dei film, oppure utilizzavo le bambole di mia sorella per creare altro.” – racconta – “Ero un ragazzo della campagna Romagnola che nella strada verso scuola è rimasto affascinato dai graffiti di altri ragazzi realizzati sui muri dei sottopassi. La mia voglia di sperimentare cose nuove, mi ha portato poi ad avvicinarmi al mondo del writing. Quando ero in accademia, ho avuto la fortuna di andare in Erasmus a Bilbao. È stata un’esperienza che mi ha fortemente condizionato ed ispirato. Nel campus varie esperienze artistiche si fondevano e interagivano in un contesto dinamico di scambio di idee”.

credits Federico TomoZ Bandini

La sperimentazione, la ricerca di nuove forme, materiali e concetti, è sempre stata alla base del processo creativo di TomoZ: “E’ così che nasce anche il progetto CORPUS GRAPHO, forse un po’ per caso. Nel 2014 ero nel mio studio ed avevo davanti a me una lettera X realizzata in legno ed una farfalla.  Mi è balenata l’idea di combinarle assieme a formare qualcosa di nuovo. Quello che creo, non deve avere per forza un significato profondo, lo faccio soprattutto perché mi piace o perché secondo me ha un valore estetico che vale la pena mostrare”.

CORPUS GRAPHO, infatti, raccoglie quelli che sono alcuni degli interessi principali di Federico. Come lui stesso spiega, il mondo animale e vegetale hanno sempre fatto parte della sua quotidianità, sia per il contesto in cui è cresciuto, sia perché TomoZ si dice essere “un collezionista seriale di cose, oggetti, insetti imbalsamati che poi riutilizzo nei miei progetti”. Poi scherza: “Fin da piccolo poi, sono stato sempre abituato a vedere le interiora dei maiali, in campagna è la routine! Sia chiaro, sono un gran amante della natura, è solo che mi affascina in tutte le sue forme, anche quelle che solitamente vengono considerate poco piacevoli alla vista”.

credits Federico TomoZ Bandini

credits Federico TomoZ Bandini

“In quello che produco si riflettono il mio essere curioso, le mie passioni, le mie ricerche.” – continua – “Ad esempio, sono un gran appassionato di film horror, anche splatter. Le ossa, i carapaci, le conchiglie per me sono il simbolo della perfezione della natura. Tuttavia, c’è gente che rimane schifata da alcune delle mie composizioni proprio perché, magari, ho usato un insetto imbalsamato. La stessa reazione non ce l’hanno di fronte ad una spiga di grano, che paradossalmente ho ‘strappato’ alla vita per utilizzarla nella mia opera. Stranamente, di solito, si tratta di proprio quelle persone che credono più fermamente nell’aldilà”.

credits Federico TomoZ Bandini

credits Federico TomoZ Bandini

Alla ricerca che Federico fa sul potenziale estetico degli esseri viventi, si lega la ricerca sul significato della parola: “Che valore ha il nome che diamo alle cose ed agli altri? Com’è possibile dare una forma grafica a qualcosa che è in costante mutamento e può assumere una miriade di significati diversi?”, si interroga.

credits Federico TomoZ Bandini

Ed ecco che allora TomoZ cerca la sua risposta sia attraverso il suo lavoro di writer, sia tramite quello di orefice e scultore o attraverso il fondersi delle tecniche, dando una forma fisica e tangibile a qualcosa che di per sé è difficile fissare nello spazio e nel tempo in maniera tangibile.

“La parola la senti, ma non la vedi. La percepisci, ma è qualcosa di estremamente labile. Proprio perché possono assumere una miriade di significati diversi, spesso in contrasto fra di loro, dovremmo in generale fare più attenzione a quello che diciamo. Le frasi hanno un peso, un significato che spesso sottovalutiamo”.

credits Federico TomoZ Bandini

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