OTTANTOTTO PER OTTANTOTTO E’ PARI AD OTTANTOTOTTOBESTIE

Nella ricerca di giovani artisti del territorio Romagnolo e Pesarese da intervistare, mi imbatto su Intragam nel progetto Ottantottobestie. La prima immagine postata riporta il seguente testo:

“88 bestie è un bestiario di storie. L’idea era di farne un librùn, ma ora in questo mondo morbido e softcore, pure un profilo instagram può essere un libro. Ed infatti eccolo qui, e ora vediamo cosa succede. Un’illustrazione, una storia, una bestia: questo l’esercizio settimanale che metterò su. L’esordio della prima bestia sarà per il primo di Aprile, giorno degli animali, pesci, di frizzi, di lazzi. Mancano 6 giorni. Per intano godetevi i cani”.

Non una firma, non un profilo al quale si potesse ricollegare la mente che sta dietro a tutto. La curiosità e, devo ammetterlo, il gusto personale, mi portano a seguire la pagina dove si susseguono le affascinati bestie nate dalla creatività di artisti di tutta la Penisola. Vorrei davvero citarli tutti quanti, ma essendo Ottantottobestie un qualcosa ancora in divenire, a malincuore posso solo riportare i nomi di chi vi ha collaborato fino ad oggi. In ordine cronologico:

Daniele Castellano, Alice Bruscoli, Marco Genesio Marinangeli, Elena Pagliani, Bruno Zocca, Tamara Tantalo, Federica Bellomi, Rebecca Fritsche, ZUZU, Giulia Dall’Ara, Luca Lufo Longi, Lisa Gelli, Alice Bartolini, Giulia Pastorino, Luca Di Battista, Reillustracose, Alessia Tzimas, Orazio Timonare, Andrea Mantani, Anita Salvato, Nicola Alessandrini, Marie Cécile, Gil Ferraro, Chiara Scarpone, Giulia Tassi, Marco Bassi, Bruno Zocca, Giuditta Bertoni, Duccio Pisoni Silvia Governa, Giulio Noccesi, Mi Vergogno, Fabio Malpelo, Jacopo Riccardi, Benny Fasson, Luisina Ilardo, FREP, Francesca Bruni, Valeria Appendino, Maurizio Lacavalla, Edoardo Marconi, Emidio Bernardone, Francesco Cornacchia, Elena Guidolin, Spilorgia, David Genchi, Guido Brualdi, Diego Lazzarin, Sofia Buti, F3RR4GL14, Eliana Albertini, Giulia Marcolini, Francesca Colombara, Luca Caimmi, Alessandra Romagnoli, Beatrice Bogoni, Andrea de Franco, Vito Battista, Vittorio Donà, Lara Norscia, Elena Fortuna, Valerio Carradori,  Bruno Nadalin, Ilenia Manfroni, Dani Lupo, Pamela Cocconi e Nessuno Niemad.

Così con un semplice direct contatto la pagina, conoscendo solo il nome della persona con cui stavo parlando: Marco. Ad intervista conclusa scopro che in realtà che “Marco” è Marco Taddei, sceneggiatore e scrittore italiano, vincitore assieme a Simone Angelini del “Premio Boscarato” al Treviso Comic Book Festival 2016 con il fumetto Anubi. Ecco, dunque, che questo articolo si trasforma, a livello stilistico, in qualcosa di diverso rispetto alle interviste pubblicate fino ad ora su questo blog: sia perché purtroppo, per ragioni di distanza, non ho avuto modo di incontrare Marco di persona ed il tutto è dovuto avvenire per corrispondenza, sia perché onestamente non me la sento di modificare neanche una virgola di chi con le parole ci sa fare molto meglio di me.

Detto ciò, vi lascio all’intervista con Marco e ringrazio tutti i ragazzi che hanno partecipato al progetto e che per mia sfortuna non ho avuto modo di conoscere.

Ciao Marco! Innanzitutto, grazie per la tua disponibilità. Per iniziare, potresti spigarci da dove o da che cosa nasce il progetto Ottantottobestie? Perché proprio il numero 88? Che significato ha?

È una storia vecchia, l’idea nasce tra il 2014 e il 2015, più dei ¾ dei testi sono stati tirati giù in quegli anni. Solo con un numero preciso di racconti avrei potuto confrontarmi adeguatamente. Avevo quindi bisogno di un numero, ma non uno qualsiasi, un numero per lo meno affascinante, sacro ma anche “comico”. In Cina l’88 porta fortuna, è il numero degli 88 pazzi di Kill Bill, Giorgio Manganelli abitava a Roma al numero 8 di via ChinOTTO, 88 sono le costellazioni, 88 è un numero funesto perché ricorda l’Heil Hitler dei nazisti, ma per chi legge la Smorfia è i Caciocavalli. 88 è la formula di saluto del codice Morse e vuol dire Baci e Abbracci. E quanta altra roba ancora? Ho incontrato autobus, sportelli, piazzole di sosta, targhe, date tutte contraddistinte da questa cifra. In fondo i numeri sono ovunque, ma questo in particolare, mi pareva davvero invadente. Più umile del cento, meno evocativo del 33, più capace del cinquanta. 88 bestie non erano né tante, né poche.

A primo impatto il progetto rievoca i bestiari medievali? C’è un legame con questa antica tradizione, e se sì, quale?

Non c’è un vero e proprio legame, con i bestiari. Direi più un accostamento. I bestiari mi son sempre piaciuti. Mi son sempre piaciute le liste. Anche le liste della spesa. Sono anche quelle una forma di narrativa, breve ma intensa. Come gli epigrammi, gli epitaffi, i pay-off.  88 bestie è più una raccolta di disegnatori che di bestie, in questo senso si distacca parecchio dalla tradizione originale. Quindi non è esattamente la reinterpretazione di questa tradizione ad essere di mio interesse, ma è più l’assecondamento di una passione, di una ossessione. E che sia un’ossessione lo capisco anche dal fatto che ritocco e raffino i testi in continuazione, come un ossesso appunto, in cerca di chissà quale compiutezza. Che ogni volta mi sembra di centrare, ma che poi, passati due o tre giorni, mi rendo conto di aver mancato in pieno. E giù di nuovo con correzioni e rettifiche minime. È un privilegio poter lavorare così tante volte sui propri testi, a tappe forzate, scoprendo la bravura di tanti autori e, allo stesso tempo, ponendomi in maniera critica innanzi alle mie capacità di scrittura. Sento che mi fa bene.

La Gatta Terribile ZUZU

Sulla pagina Instagram, le bestie non vengono pubblicate in ordine cronologico. Qual è la ragione dietro a questa scelta?

Bella domanda. Niente in particolare. Coincidenze, forse. Tranne qualche eccezione, pubblico le bestie per come mi gira, per usare un termine tecnico. I numeri come estratti a caso poi mi ricordano i numeri al Lotto, i pazzi, i sogni. Tutte cose dignitosissime, che appartengono ad una sfera che secondo me è rimasta uguale a sé e ci giunge non del tutto contaminata dal profondo dei secoli. Una sfera che è di poco interesse per le maggioranze, una sfera che non offre appigli alla capitalizzazione. Forse perché i sogni, la pazzia, la casualità nascondono i semi di un’eversione che non può essere controllata. Ecco, fare le cose a caso, in un mondo in cui tutto è schematizzato, programmato, targettizzato è una forma di rivoluzione. Nel suo piccolo quindi l’imprevedibilità di 88 bestie, è un contributo, minimo, alla rivolta.

Come e da chi vengono scelti i nomi delle bestie e le descrizioni delle stesse pubblicate sotto ogni immagine? (domanda molto sciocca fatta prima di conoscere nome e cognome del mio interlocutore, ma lasciata volutamente nell’articolo perché la risposta è importante per la descrizione del progetto)

Io sono gli autori di tutti i testi, e le bestie le ho avute a battesimo tutte io. Giro un PDF che contiene i testi del bestiario agli illustratori che desiderano partecipare e che mi paiono adatti. Essi scelgono la quale bestia li fa sentire più a loro agio, quale bestia gli dona una visione, quale bestia si trasforma – anche per loro – in un’ossessione. Agio, visione e ossessione, sono tre modi di scegliere le bestie. Ce ne saranno molti di più, per ora però ho intercettato solo questi. Dovrò continuare l’analisi delle risposte dei coinvolti nel progetto per scoprirne di nuovi. Certo il testo dona la sensazione, ma ogni autore interpreta la medesima bestia secondo le sue corde e le sue sensibilità. Per questo è un progetto che nasconde interessanti risvolti e aiuta a capire anche come si interpreta un testo, come viene recepito, quali sono i dettagli salienti per lo scrittore e quali quelli più importanti per il disegnatore, che, ovviamente e come è giusto che sia, raramente coincidono.

Rapina e stupro Ferraglia

A proposito, come vengono selezionati, o con quali criteri, gli artisti che collaborano al progetto?

Mi piacciono. A volte ci imbrocco, altre volte no.

Quali pensi che sia il filo conduttore che lega il lavoro di tante menti e stili differenti? In che modo ogni bestia si relaziona alla precedente e alla successiva?

Di fili conduttori ce ne sono molti. Quello più semplice è il catalogo, che permette ad un fruitore di avere la propria curiosità soddisfatta da così tante opere di meraviglia. Quella più complicata magari è quello della compiutezza: raggiungere 88 versioni di tutte le 88 bestie. Un catalogo appunto infinito. Estasi di Borges. Un catalogo siffatto sarebbe una specie di labirinto. Estasi di Franco Maria Ricci. Un labirinto che, però, per quanto complicato e vertiginoso avrà sempre un’uscita, distante e complessa da raggiungere, ma pure sempre aperta a colui che ha non solo le capacità di orientarcisi, ma soprattutto il coraggio di avventurarcisi.

Parlando di fili conduttori, tutte le bestie tendono ad essere monocromatiche o comunque realizzate tramite un utilizzo minimo del colore. Qual è la ragione che sta dietro a questa scelta?

Immagino la semplicità. Un mattone è un oggetto semplice, ma tanti mattoni fanno una casa. Un tratto di penna è un’espressione banale, ma tanti tratti di penna fanno una pagina, un libro, fanno, forse, un capolavoro. La semplicità, per giunta, costruisce parentele, la complessità invece le fa rare. Impilando  mano a mano i vari post sul profilo di 88 Bestie molti sono i dettagli sovrapponibili tra bestie diverse, tra autori diversi, tra atmosfere diverse. Tra una creatura e l’altro si scorgono similitudini, che sulla carta non avevo minimamente intuito. Ecco allora che scopro che 88 bestie è un progetto pieno di corone, di cose che strisciano, di stoviglie. Le bestie quando vengono rappresentate fanno sbocciare tutta una rete di somiglianze che io non subodoravo affatto. Come un seme non fa sospettare il grano né tantomeno il pane che verrà. 

La testa che fluttua Alice Bruscoli

Ogni bestia esprime un messaggio attualissimo di forte impatto sociale che spesso attacca o sovverte gli stereotipi e le problematiche della comunità. Attraverso queste immagini, quali corde si vogliono andare a toccare nello spettatore e qual è la risposta del pubblico?

Non c’è niente di più basico di una storia scritta. Forse solo una storia tramandata a voce. Così anche un disegno è molto più basico di una storia. Si dice che un’immagine valga mille parole, per inverso penso che una parola giusta, messa nel posto giusto, nel contesto azzeccato, valga mille immagini. Non ho nessun desiderio di toccare corde specifiche, le mie bestie hanno semmai il desiderio di fare tabula rasa dentro il lettore, sovvertirlo con una risata. La risata, gretta, stanca, sarcastica, fragorosa, è già di per sé un bel terremoto esteriore, io credo che potrebbe esserlo anche interiore. E gli illustratori che collaborano a questo progetto, chi più chi meno, penso che abbiano percepito questo segreto recondito di ogni testo della raccolta. Politica, società, sesso, relazioni, comunità, egocentrismo, ipocrisia, tecnologia, depressione, ecologia, economia, sono tutte tematiche che mi interessano ma che consciamente tendo ad escludere dalla scrittura, ovviamente poi tutto quello che consciamente cacciamo dalla porta, il nostro inconscio lo fa rientrare dalla finestra. E penso che questo processo di metabolizzazione sia necessario a preparare una storia che interessi allo scrittore e che affascini il lettore. Mi fermo qui, che sennò non finisco più.  

Il nevrotico Reillustracose

Invece, quale vorresti che fossero il risultato o i risultati del progetto concluso?

Non vado molto d’accordo con le conclusioni. Faccio fatica a concludere una cosa, ma allo stesso tempo mi è complicato immaginare qualcosa che non finisca e quindi mi sforzo a tutti i costi per concludere quello che ho cominciato. Queste doppie forze producono risultati sempre diversi da quelli immaginati in partenza. Una collana editoriale che per 88 anni pubblichi un libro di un illustratore che prende e rappresenta tutte le 88 bestie. Oppure una mostra che contiene 88 versioni della bestia #48, della bestia #15, della bestia #8 e chi più ne ha più ne metta. Un album in stile calciatori Panini con 88 figurine da collezionare. Accetto suggerimenti!

Ottantottobestie – sempre che il progetto abbia una conclusione – avrà un seguito? Se sì, è già possibile dire quale?

Se il progetto è infinito il seguito non ci sarà mai ed allo stesso tempo sarà sempre lì, davanti ai nostri occhi. Come quando qualcuno scrive su di una cartolina “ti mando un abbraccio”, che è un abbraccio speciale, emotivo, senza braccia e quindi idealmente infinito.  Solo qualche giorno fa ho notato che “coricando” la cifra 88 si ottiene un doppio simbolo dell’infinito. Non so se prenderlo come un buono o un cattivo auspicio. Per ora lo prendo come buono.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...