ENRICO ERCOLANI: LA REALTA’ DI ASTRONAUTI, PALOMBARI E TACOS SUPERSONICI

Nelle immagini di Enrico Ercolani si fonde realtà e surrealtà, onirico e quotidiano. Come lui stesso spiega, anche il suo pseudonimo Supersonic Taco è collegato a qualcosa di inconscio: “Una mattina mi sono svegliato con in testa la canzone Supersonic degli Oasis. Allo stesso tempo stavo pensando ai tacos – sono un gran appassionato di cucina messicana – e mi è venuto in mente di unire le due parole. Forse davvero la notte porta consiglio!”, scherza.

“Fin da piccolo,” – continua – “tornavo a casa da scuola e la prima cosa che facevo non era guardare la televisione, come tutti i miei compagni, ma disegnare. Usavo tutte le matite, pennarelli vari e superfici a mia disposizione, muri compresi, per illustrare quello che avevo in mente.”

Enrico spiega come anche la sua mascotte, Il Gamberone, abbia origine da un sogno: “Mi trovavo in un campo, fra l’erba, e mi sentivo bene. Ad un certo punto mi taglia la strada questo essere con il corpo di un gambero gigante e le gambe da uomo. Non ne ho avuto paura, anzi, ne ero affascinato! Così la mattina ho pensato di buttarlo immediatamente su carta”.

credits Enrico Ercolani

Altri soggetti ricorrenti della produzione di Enrico sono il palombaro e l’astronauta che spesso si incontrano e si fondono nelle sue illustrazioni. Entrambi indossano una tuta, entrambi esplorano realtà diverse dalle nostre, entrambi fluttuano in spazi dove l’effetto della gravità viene stravolto. “La realtà in cui viviamo è molto spesso limitante,” – spiega – “per questo cerco di crearne altre, differenti, alternative, dove gli oggetti che conosciamo si sovrappongono e formano qualcosa di nuovo”.

credits Enrico Ercolani

D’altronde, Enrico si descrive come un gran appassionato di fantascienza, di astronomia, della corrente Dada e di quella Surrealista. “E’ un po’ da questi mondi che traggo ispirazione anche per i miei collage e le mie fotocomposizioni. I soggetti principali sono solitamente quelli si possono trovare anche nelle mie illustrazioni, ma in questo caso manipolo e do nuova forma ad immagini preesistenti”.

credits Enrico Ercolani

La musica è un altro elemento che assume una relativa importanza nella produzione di Enrico, sia a livello di contenuti che di immagini. “Suono la chitarra in due band, gli State of Mine e gli Æleven. Sono appassionato di blues, jazz, latino, bossa-nova, funk ed hip-hop. Ogni volta che pubblico un disegno lo associo ad una canzone a seconda di quello che mi trasmette. Per un periodo ho anche ritratto bluesmen. Mi affascinava il loro modo di esorcizzare il dolore attraverso la musica”.

credits Enrico Ercolani

A livello cromatico bianchi ed i neri predominano nelle illustrazioni di Enrico. Infatti, precisa: “Mi viene spontaneo disegnare in questo modo, forse perché si tratta di sue colori, o meglio non-colori, che riproducono l’idea di vuoto e riempimento, spazio e mente, esistente e non-esistente”.

credits Enrico Ercolani

In alcune delle ultime sue produzioni, invece, la tecnica del dripping si associa a quella del disegno e su sfondi preparati con il caffè, prendono vita gli scenari di Enrico. “Le ho chiamare FDC, ovvero Flusso di Coscienza/Caffè. Diciamo che anche questa esperienza è nata un po’ per caso. Un giorno ero seduto alla mia scrivania ed invece di intingere il pennello nell’acqua, per sbaglio l’ho messo nella tazzina di caffè che è colato sul foglio. Si sono create così delle macchie e da quelle macchie ho tirato fuori delle immagini”.

credits Enrico Ercolani

Le illustrazioni di Supersonic Taco, pertanto, scaturiscono sempre da un contesto in cui a predominare è l’ambiente del sogno, dell’inconscio, dell’irreale che si va a sostituire alla realtà attraverso un passaggio quasi serpeggiante, mettendo in discussione tutto quello che ci circonda. “Quello che voglio trasmettere veramente alle persone è la capacità di guardare la quotidianità con occhi nuovi, il non fissarsi troppo sul significato che diamo agli oggetti. Un po’ come faceva Magritte dicendo ‘Questa pipa non è una pipa’: tutto può essere stravolto, tutto può avere un nuovo valore. È proprio questo il bello della creatività!”

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