INTERVISTA A GUSCIO: VOMITARE ARTE

L’atto creativo di Giulia Marcolini,in arte GUSCIO, si fonda sul valore terapeutico dell’arte, inteso come uno scavare nella propria interiorità “vomitando, quasi in un atto bulimico, quello che si ha dentro, per poi analizzarlo attentamente”, spiega. “Non mi piace essere catalogata con una corrente o con una tecnica in particolare,” – continua – “per me il media è solo un mezzo attraverso il quale esprimermi, tirare fuori quello che sento”.

credits GUSCIO

Giulia inizia il suo percorso con il corso di animazione al PERF di Urbino, dove si appassiona alla tecnica dello stop-motion e la processo di puppet making. “Mi ha sempre interessato l’aspetto tattile e viscerale di questa tecnica, il creare un’animazione attraverso qualcosa che quasi puoi odorare oltre lo schermo”.

Per approfondire gli studi a riguardo, si iscrive alla Staffordshire University dove si laurea con il progetto finale Guscio di Pece. Questa esperienza mette per la prima volta in discussione la visione di Giulia riguardo all’ animazione: “Si trattava di un progetto che non era ispirato da qualcosa che veniva da una mia esperienza personale. Era in collaborazione con due perfomer che simulavano l’atto dell’abbraccio per esprimere il rapporto fra due amanti”. – racconta – “Inoltre, sempre per la prima volta, sostituivo la storyboard con un elemento che di per sé esce dai canoni della programmazione, come la performance art. Bene, alla fine tutto ciò è arrivato a mettermi in crisi su due livelli: personale ed artistico. Sì, perché in quel periodo stavo vivendo una storia complicata e proprio l’atto di un abbraccio trattenuto in maniera quasi brutale da uno dei due performer mi ha scosso profondamente. Sul piano artistico, ho realizzato che c’erano delle componenti del cinema di animazione che non mi soddisfacevano. Quando crei uno storyboard controlli e progetti passo per passo quello che andrai a fare. Grazie a questa esperienza, ho riscoperto l’imprevedibilità del gesto, dell’atto ed ho iniziato a riflettere su come includere nell’animazione l’arte contemporanea”.

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Molto importante da questo punto di vista,” – continua – “è il mio primo libro illustrato Marzo Ha 21 Giorni, pubblicato a maggio dalla Diamond Dogs Comics, realizzato insieme alla giovane sceneggiatrice Barbara Giorgi. Si tratta di un progetto che mi ha fatto capire veramente il valore della collaborazione , dello scambio di idee e messaggi fra artisti. Anche il tema è molto delicato in quanto parla di una storia veramente accaduta: l’interiorizzazione ed il superamento del lutto a seguito della mote di un’amica nell’incidente in bus avvenuto a Tarragona del 2016”.

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I concetti di spontaneità ed imprevedibilità si riflettono in una delle ultime produzioni di GUSCIO, A Few Blue Days Later, sviluppata attraverso la tecnica del monotipo. “Sto riscoprendo il disegno come forma di espressione che mi permette di auto-analizzarmi e capirmi meglio. Quando alzi una monotopia non sai mai cosa aspettarti, può esserci una macchia, uno sbaffo che diventa indelebile e parte dell’opera finita. Rispecchia un po’ il mio processo creativo, vomito fuori i miei pensieri, ma il loro aspetto è sempre in fase di definizione e mutamento”. Come spiega Giulia, questa serie è legata alla necessità di riflettere su sé stessa e sulle sue emozioni ed è generata da una rottura amorosa abbastanza forte. Ecco che allora il blu diventa sinonimo di malinconia, un’espressione di uno stato d’animo che serve a fissare i pensieri ed i sentimenti.

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Sempre dall’esigenza di riflettere sulla propria interiorità nasce l’autoproduzione The Danube Cycle (A)way’: “si tratta di un viaggio che ho fatto in bicicletta dalla foce del Danubio fino a Budapest. È un’esperienza a cui sono particolarmente legata perché mi ha insegnato molto a livello relazionale e mi ha aiutato a rivedere me stessa ed il valore delle cose con occhi nuovi”. Durante il percorso, Giulia ha raccolto una serie di foglie, fiori e piante che poi ha integrato nel progetto attraverso la tecnica dell’incisione. “Nella mia vita la natura ha un ruolo fondamentale, mi aiuta a meditare. Penso che dall’alba dei tempi l’uomo abbia questo legame profondo con essa e la cerchi ogni volta che ha bisogno di riflettere”.

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Volendo rappresentare il suo percorso fino ad ora, Giulia lo descrive sempre attraverso immagini vivide, tattili: “Il mio passato è come un terriccio che continuo a scavare fino all’osso per portare alla luce qualcosa di nascosto e viscerale. Il mio scopo è quello di trovare l’origine, anche se non so bene cosa sia. Il mio futuro sta proprio nello scoprirne la sua natura”.  Quello che creo e produco è estremamente personale ed ermetico, ma se c’è qualcosa che voglio dire alla gente è proprio di non distrarsi da sé stessi, di non avere paura di ricercare molto infondo. Il guscio protegge sempre qualcosa di estremamente prezioso al suo interno“.

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