INTERVISTA A DANIELA COSTANTINI: ALLA RICERCA DELLA LUCE

Gli occhi grandi ed il sorriso dolce di Daniela Costantini nascondono la forza e la grinta di una ragazza che ha saputo affrontare momenti bui ed interiorizzarli fino a trovare la luce. D’altronde luci e ombre, bianchi e neri si intrecciano e si contrappongono nella sua produzione che si fa specchio sia del suo percorso artistico che della sua crescita personale.

“Sicuramente ho ereditato la passione per il disegno da mia madre,” – racconta – “con la quale condividevo momenti molto intimi decorando muri ed oggetti. Mi rendeva felice disegnare per lei anche il più semplice biglietto di auguri realizzato a scuola per la Festa della Mamma”.

Portando avanti la sua passione, Daniela si iscrive al Liceo Artistico di Viserba dove “per la prima volta mi sono messa in discussione. Diciamo che è stato un periodo in cui ho arricchito la mia visione dell’arte in generale e che mi ha spinto a migliorarmi tecnicamente”.

Qui si appassiona all’astrattismo e alla metafisica, in particolar modo a Kandinsky, Morandi e Burri. “Al liceo ti fanno esercitare tantissimo sul disegno dal vero o la copia dei grandi maestri. Così, ipersurrealismo sono passata all’astrattismo. D’altro canto, non puoi concederti la licenza di andare oltre alla forma delle cose senza prima aver imparato come riprodurle nella maniera più realistica possibile. Inoltre, l’astrattismo si avvicina di più al mio carattere emotivo e poco razionale: un’opera astratta ti suggerisce un’emozione attraverso un qualcosa che non puoi definire, è lì, lo vedi ma non è tangibile, devi farlo tuo”.

Finito il liceo, Daniela si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Urbino dove si appassiona alla tecnica dell’incisione e si avvicina in particola modo le opere di Durer e Rembrandt, dai quali si ispira per quanto riguarda l’uso dei bianchi e dei neri. “Proprio al secondo anno di Accademia ho avuto una grossa crisi.” – continua – “In terza superiore ho perso mia madre per colpa di un cancro. Fino a quel momento mi era tenuta tutto il dolore dentro e stavo per implodere”.

A questa esperienza è legato il primo progetto realizzato da Daniela in Accademia: “Si tratta di uno studio di foto di cellule tumorali. Ho iniziato ad osservarle e a buttare sul foglio quello che mi trasmettevano, senza pensarci troppo. Nel farlo mi sono accorta che stavo piangendo, tanto da bagnare il foglio che diventava un intreccio zuppo di linee nere, le quali si addensavano a formare masse”.

credits Daniela Costantini

Prima di ritirarsi dall’Accademia, realizza un altro progetto ispirato alle foto di guerra. “Ormai siamo abituati a vedere certi tipi di immagini che neanche ci facciamo più caso. Il mio intento è quello di sensibilizzare le persone nei confronti del dolore, per imparare a conoscerlo, accettarlo ed affrontarlo. Per questo motivo ancora una vota ho deciso di imprimere sul foglio le emozioni che quelle foto mi comunicavano”.

“Ho abbandonato l’Accademia perché dovevo dedicarmi a me stessa,” – spiega Daniela – “dovevo riuscire a superare il dolore di quella perdita che mi stava piano piano consumando”. Tuttavia, non smette di produrre e nelle sue opere si può osservare il percorso introspettivo di analisi e di rinascita. Gradualmente il bianco acquista sempre più spazio e va a bilanciarsi agli intrecci dei neri; le forme si fanno più curvilinee e più leggere, fino a quasi ad assumere l’aspetto di contenitori di vetro.

credits Daniela Costantini

“Si tratta dei contenitori delle mie emozioni, quelle più buie e quelle più lucenti. Non solo il bene, ma anche il male ha la sua importanza nel percorso di ognuno di noi e non va trascurato, va capito, fatto proprio e trasformato in qualcosa di buono. Io continuo a ricordare mia madre attraverso quello che produco ed il messaggio che trasmetto agli altri. Non aspiro ad avere chissà quale fama, quello che mi importa è sensibilizzare gli altri nei confronti del male, che non deve assumere per forza un’eccezione negativa. Intenderlo, infatti, può essere importante per imparare a non dare per scontate le cose che abbiamo”.

Pian piano, anche il colore viene re-introdotto nella produzione di Daniela, come ad esempio nella serie di opere dedicate al tema dell’immigrazione, dove a prevalere sono i blu e gli ocra, che rappresentano rispettivamente il mare e la terraferma, la fatica del viaggio e la speranza di una nuova vita.

credits Daniela Costantini

“Ultimamente sto tornando a lavorare su delle opere realizzate in Accademia legate sempre a mia madre. Le sto riproducendo su formati molto grandi, anche un metro per un metro e mezzo. In particolar modo sto studiando come dare più respiro ai bianchi, ora che ho imparato ad accettare la sua perdita. Credo che sia importante tornare sui miei passi per ricordare a me stessa da dove sono partita e dove posso arrivare”, racconta.

Proprio al tema dell’interiorizzazione del dolore e della ricerca della speranza è dedicata la prima mostra personale di Daniela dal titolo Looking for the light che sarà inaugurata venerdì 6 settembre allo Speakspace a Rimini. Si tratta di una collezione di opere che mostrano il percorso interiore dal buio alla luce, fino alla riscoperta e all’accettazione di sé stessa. Come Daniela dichiara: “Non esiste un mondo senza sofferenza. Ognuno di noi ha i suoi scogli da superare. L’importante è non arrendersi, accettare il fatto che non si può sfuggire per sempre dal dolore ed imparare a tirarne fuori qualcosa che ti faccia stare bene”.

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