ELIA BIANCHINI: SPERIMENTANDO NELL’ UNDERGROUND

“Mi ispiro a alle storie che sento raccontare, quelle leggende metropolitane, forse inventate, ascoltate per caso dagli amici al bar, che tuttavia ti affascinano e ti prendono”, racconta Elia Bianchini, in arte Cent-seize.

Elia, come lui stesso afferma, vuole mettersi alla prova costantemente, vivendo e sperimentando in prima persona tutto ciò che lo interessa. Le sue prime esperienze artistiche iniziano con gli amici a Pesaro, realizzate con il collega Cemento 731, mentre frequenta il liceo artistico. Elia descrive queste esperienze come: “quello che veramente mi permetteva di esprimermi. Al liceo devo ammettere che non andavo molto bene, perché il mio carattere istintivo non si coniugava molto con l’idea di seguire un qualche progetto che ti veniva imposto dai professori”.

credits Elia Bianchini

Grazie all’amico Stefano Tamburini, si avvicina al mondo dei tatuaggi, in particolar modo a quelli carcerari. Compra la sua prima macchinetta che porta con sé quando da Riccione si trasferisce a Liverpool, e proprio da quella macchinetta deriva il suo pseudonimo. Elia infatti spiega: “Nel dormitorio dove stavo c’era un ragazzo svizzero che ha iniziato a chiamarmi Cent-size, 116 in francese, sia perché quel numero era sulla mia macchinetta per tatuaggi, sia perché era il numero della mia stanza. È stato uno dei periodi più incredibili della mia vita. Tutti gli spazi erano in comune, c’era un andirivieni di gente e l’ultima cosa a cui pensavo era dormire. Spesso non andava internet e passavamo le serate a raccontarci le storie più assurde”.

credits Elia Bianchini

In Inghilterra, riscopre la passione per la pittura. Durante il trasloco dal dormitorio, la padrona di casa gli lascia una serie di mobili che Elia smonta per poi usarli come tavole dove dipingere. “Non mi è rimasto quasi nulla di quello che produco. I tatuaggi rimangono sulle persone, mentre i miei dipinti li regalo, li lascio nei locali o nei bar dove passo. Un po’ perché il mio stile di vita itinerante non mi permette di conservare molte cose fisiche, un po’ perché preferisco che quello che produco possa essere apprezzato dagli altri, piuttosto che restare in camera mia”.

credits Elia Bianchini

Dopo due anni, Elia lascia gli U.K. per trasferirsi negli U.S.A, prima in Florida e successivamente a New York, dove partecipa al collettivo Nausikae, un magazine newyorkese la cui prima pubblicazione è avvenuta lo scorso 30 agosto. “L’esperienza nella Grande Mela mi ha arricchito e stimolato. Non mi vergogno ad ammettere che la mia prima fonte di ispirazione sono le persone che incontro, i miei amici, quello che mi raccontano e che mi mostrano. A NY ho avuto modo di conoscere persone che mi hanno incentivano a portare avanti i miei sogni e che, grazie alle loro idee, mi hanno regalato nuovi stimoli”.

credits Elia Bianchini

“Ora mi trovo momentaneamente in Italia,” – continua – “ma il mio sogno è quello di stabilirmi e proseguire con la strada del tatuaggio a tempo pieno. D’altro canto, anche la mia produzione pittorica è ispirata a questa tecnica, sia per quanto riguarda il colore che per quanto riguarda lo stile. Sulla pelle delle persone non puoi cancellare, così anche quando dipingo evito di farlo, l’errore rimane lì, lo puoi modificare, ma voglio che sia presente, perché fa parte dell’opera finita. Forse la linea spezzata, sporca che utilizzo è anche il frutto dell’ambiante un po’ underground che frequento ed al quale mi ispiro”.

credits Elia Bianchini

Per quanto riguarda i soggetti, invece, quelli di Elia ritrae figure malinconiche, personaggi qualunque, dei tipi che puoi facilmente incontrare per strada, al bar e dove puoi vederti riflesso. Molto spesso, le protagoniste sono figure femminili, anch’esse sedute al bancone del bar. “La donna per me è sempre stata il simbolo dell’amore e di esperienze forti, sia positive che negative. Quelle esperienze che a volte ti fanno anche soffrire, dove ci sbatti la testa, ma che ti fanno diventare quel che sei. E poi, ho sempre detto che la mia donna ideale deve essere una barista, così con lei non mancherà mai l’alcol!”, scherza Elia.

credits Elia Bianchini

E piano piano si inizia a delineare la figura di questo giovane pieno di grinta e forse un po’ istintivo, che spesso esce fuori dai canoni e dalle regole per buttarsi in prima persona in ciò che lo affascina e che ritiene essere una nuova sfida. “Quello che realizzo lo faccio perché mi piace, non perché lo devo fare. Oggi la gente ha bisogno di dare un’etichetta a tutto. Io non mi voglio definire né un tatuatore né un artista. Non lavoro su commissione, decoro la pelle delle persone con quello che mi piace, e vorrei continuare a produrre in questa maniera!”, conclude.

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