MARCO COLAFRANCESCO: PERSEVERARE NON E’ DIABOLICO

L’atipico percorso artistico di Marco Colafrancesco è un’interessante dimostrazione di come il perseverare in ciò in cui si crede porti sempre a dei risultati che, per quanto imprevedibili, riescono a concludersi con soddisfazioni personali, piccole o grandi che siano.

“Non ho finito neppure le superiori,” – racconta – “sono una persona che se qualcosa non gli piace si stanca facilmente. Ho subito iniziato a lavorare, facevo l’idraulico, ma sentivo che c’era qualcosa che mi mancava. Poi il destino ha voluto che mi lasciassero a casa ed ho avuto modo di riflettere su come colmare quel vuoto. Beh, pensando alla mia infanzia mi sono accorto che il mio più grande interesse era il disegno, che avevo abbandonato con il tempo perché le persone attorno a me dicevano che quella l’arte non era una strada facilmente percorribile. Invece, quel particolare momento della mia vita era quello giusto per rimettermi in gioco. Ho iniziato a pubblicare i miei disegni su Facebook e notando i riscontri positivi delle persone ho voluto spingermi oltre e ho deciso di prendere lezioni private”.

credits Marco Colafrancesco

Poi continua: “Un giorno ero a trovare un amico in biblioteca e per caso ho notato l’annuncio del maestro di pittura Stefano Tampieri. Mi ricordo ancora la prima volta che sono entrato nel suo studio. I pigmenti, i dipinti attaccati alle pareti… mi sembrava di essere in un sogno. Grazie a lui ho realizzato che anche io potevo farcela, diciamo che mi si è riaccesa quella lampadina che si era spenta per anni”.

A partire dal 2015, Marco inizia a sperimentare con varie tecniche pittoriche, dal pastello ad olio, all’acquarello, alla gouache fino alla monotipia. Tuttavia, la figura umana rimane un punto saldo nella sua produzione. Inizialmente legato alle opere di Klimt e Schiele, le cui influenze si possono notare nelle prime produzioni, nel tempo se ne discosta ed assume uno stile tutto suo.

credits Marco Colafrancesco

“Dei grandi maestri apprezzo soprattutto l’uso che fanno della linea.” – spiega – “Per me il disegno è un qualcosa di fondamentale ed è alla base della costruzione dell’immagine. Tuttavia, non sono alla ricerca della forma perfetta, ma di una rappresentazione della figura umana che rispecchi l’immagine che ho in mente. Fin dalle prime lezioni il mio maestro mi ha fatto notare che alcuni elementi fisionomici nei miei ritratti erano sproporzionati ed io non me ne ero mai reso conto, proprio perché si tratta del mio modo di vedere le cose e che mi rende riconoscibile”.

credits Marco Colafrancesco

Il modo di lavorare di Marco implica la produzione di una serie di studi che poi vengono riprodotti attraverso tecniche differenti. Ed ecco che mi mostra la sua ragazza ritratta a matite in diverse pose mentre sta dormendo e, successivamente, i corrispettivi a pastello a olio o ad acquerello. “In generale sono molto geloso di ciò che realizzo, ma lo sono ancora di più nei confronti delle opere che ritraggono persone a me care, come per l’appunto la mia ragazza, le mie nonne o I miei genitori”, spiega.

credits Marco Colafrancesco

Da poco, inoltre, Marco si dedica alla realizzazione di maglie personalizzate con dipinti fatti a mano del suo brand Kuatrà, che tuttavia tiene precisare essere un qualcosa di slegato dalla sua produzione artistica.

“I miei disegni ed i miei dipinti sono qualcosa che faccio principalmente per me, in un’ottica di costante crescita e ricerca personale. Certo, ho esposto alla galleria No Limits to Fly di Rimini e all’ Art Mall di Milano e non nego che mi piacerebbe esporre ancora, ma si tratta di un qualcosa che faccio mia soddisfazione, come a dire a me stesso ‘ce l’ho fatta, anche questa volta ho raggiunto un traguardo’. Forse, vorrei proprio che sia questo che le persone capissero: ogni piccolo gesto che fai per produrre qualcosa di tuo, che ti dia una soddisfazione personale concreta, è un gesto che ha un valore emotivo e creativo non commercializzabile o monetizzabile. Dietro ad un’opera finita non ce solo l’artista, ma anche il suo modo di vedere il mondo, il suo sudore, i suoi sacrifici e le ore passate davanti al foglio o alla tela. Sono queste le cose che rendono l’immagine completa”.

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