ENRICO NANNI: SUSSURRANDO IL VALORE DELL’IO

La produzione artistica di Enrico Nanni è un viaggio introspettivo che mira all’analisi del proprio io e che espone gli aspetti più nascosti dell’inconscio toccando temi molto intimi come la solitudine, le problematiche relazionali e l’emarginazione.

Queste tematiche vengono trattate attraverso l’uso di simboli ricorrenti come ad esempio la sedia, associata al tema della mancanza, il mare, relativo all’inconscio, i cani randagi o gli alberi spogli. “Quando mi metto davanti al foglio parto sempre da un segno o da una macchia che nascono in maniera istintuale e quasi casuale che si trasformano in oggetti, che poi, attraverso i linguaggi tipici dell’arte, destrutturo, moltiplico o distorco”, spiega Enrico.

credits Enrico Nanni

“In me c’è sempre stato un conflitto fra la volontà di esprimermi e la paura di espormi.” – continua – “Da questo punto di vista, forse mi è stato utile il corso di Documentario di Creazione che ho svolto a Parma dopo il PERF di Urbino. Quello del documentarista è un mestiere di relazione con il quale si ha l’opportunità di entrare nel privato di ciò che si vuole raccontare in modo da far emergere quegli aspetti della realtà ‘non visti’ attraverso la propria sensibilità. Grazie a questa esperienza mi sono davvero reso conto che tutti hanno una storia incredibile da raccontare e che dunque valeva la pena dare voce anche alla mia”.

credits Enrico Nanni

La passione di Enrico, tuttavia, rimane il disegno che riscopre in una nuova ottica proprio al PERF. “Al liceo ero molto legato all’idea del disegno perfetto e curato. Poi, mentre stavo lavorando ad un progetto mi sono accorto del valore estetico e simbolico dell’errore. Dovevo produrre un fumetto ed ho realizzato varie vignette per poi scegliere quelle definitive. Nell’osservare cosa avevo prodotto mi sono reso conto che i disegni che contenevano errori erano quelli più interessanti, più vivi. D’altronde in natura è proprio l’errore, la diversità a rendere le cose peculiari e per questo uniche”.

credits Enrico Nanni

“Diciamo che in generale l’esperienza del PERF è stato qualcosa che mi ha cambiato profondamente. Per la prima volta mi sono davvero messo in discussione e sono venute alla luce domande che non mi ero mai posto, come ad esempio ‘in un modo costantemente bombardato di immagini, c’è davvero bisogno che lasci anche le mie?’. Lì per lì la risposta è stata no, e questo ha portato ad una crisi interiore che è durata quasi un anno”

Dopo un periodo di smarrimento iniziale, dovuto principalmente alla risoluzione di interrogativi riguardanti il valore dell’arte come forma di espressione personale, Enrico ritorna al disegno, iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. “Sentivo che c’era qualcosa che mi mancava,” – spiega – “e finalmente ho capito che il disegno è la forma di linguaggio che veramente mi appartiene. Attraverso di esso posso esprimere il mio punto di vista sulle cose senza per forza dover raccontare una storia, come invece avviene con l’illustrazione. Devo ammettere che non sono bravo a raccontare, proprio perché la visione che ho io dell’arte è quella di una costante ricerca interiore che non necessita di essere narrata”.

credits Enrico Nanni

Ed è così che l’io di Enrico si esprime attraverso stampe e disegni dove a predominare è il colore nero che contrasta con il silenzioso colore bianco del foglio. Si tratta di immagini semplificate, ridotte all’osso, che suggeriscono sensazioni che vengono poi lasciate alla libera interpretazione dell’osservatore, senza dover per forza imporre un punto di vista sulle cose.

credits Enrico Nanni

“Con il tempo,” – spiega – “ho iniziato ad espormi di più, ad affermare la mia unicità. Non si tratta di un desiderio narcisistico, ma della volontà di mettermi in gioco trasmettendo un messaggio. Forse, vorrei che sia proprio questo che la gente capisse di quello faccio. Ognuno è diverso nella sua individualità e non per forza deve coincidere con quella degli altri. È importante tenere a mente che siamo delle entità singole per evitare di entrare a far parte di quel meccanismo che perde di vista la soggettività delle persone dando valore solamente a quello che la società ci impone come fatti oggettivi”.

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