GUIDO BRUALDI: LO STAND UP COMEDIAN DEL FUMETTO

Guido Brualdi usa la tecnica del sorriso, dal sapore quasi amaro, per esporre temi che, purtroppo, fanno parte della nostra quotidianità ai quali siamo talmente abituati che oramai passano inosservati nello scorrere delle nostre giornate.

Non definirei i miei fumetti comici. Anzi, vorrei che la gente pensasse a me un po’ come ad uno stand up comedian che, attraverso l’estremizzazione di alcune situazioni, smaschera delle verità forse anche un po’ scomode. D’altronde, capisco benissimo che le persone non abbiamo molta voglia di trattare certi argomenti sempre con la stessa retorica, perciò io ne parlo tramite le tante sfaccettature della risata. In fondo al mondo non esistono solo il bianco ed il nero, ma una gamma di colori che vanno a rappresentare infiniti stati d’animo”, spiega Guido.

credits Guido Brualdi

Non a caso, i colori vivaci, usati anche in maniera inusuale, sono una delle caratteristiche più riconoscibili della sua produzione. “Per tanto tempo sono stato legato all’uso tradizionale del colore.” – racconta – “Poi, un giorno, mentre lavoravo con la tavoletta grafica a una tavola su photoshop mi è venuta l’idea di spostare completamente la barra della tonalità dei colori. In quel momento mi si è aperto un mondo!”.

credits Guido Brualdi

Tuttavia, lo sviluppo stilistico di Guido è legato ad un lungo processo di crescita personale ed individuale. Come lui stesso racconta, è sempre stato un appassionato di fumetti, pertanto alle superiori decide di iscriversi alla Scuola del Libro di Urbino, dove, assieme ad un amico, realizzano il loro primo progetto dal titolo Giona sulla Luna.

Gli ultimi anni delle superiori sono legati, inoltre, ad un momento particolarmente malinconico della vita di Guido fortemente influenzato dalla fine di una relazione. È proprio in questo periodo che si dedica alla scrittura di testi musicali in inglese con lo pseudonimo di Lucy Anne. “Non è stato sicuramente un momento facile, ero molto insicuro e non sapevo bene cosa fare della mia vita. Mi sono iscritto al PERF, ma l’ho mollato dopo 5 mesi. Nel mentre ero in tour in giro per l’Italia assieme ai Be Forest. Poi, nel marzo del 2018 tutto è cambiato. Ero seduto su una panchina vicino al Duomo di Pesaro disegnando alberi quando qualcuno mi interruppe. Si trattava di Alessandro Baronciani, con il quale ora lavoro e collaboro. Grazie a lui ho scoperto sotto un’altra chiave il mondo del fumetto e dell’illustrazione, ma soprattutto mi sono lasciato alle spalle quella figura del ragazzo ferito nella quale mi ero intrappolato”.

credits Guido Brualdi

Nei tre mesi successivi, Guido inizia a dedicarsi alla realizzazione del suo primo fumetto dal titolo Luciana, che segna quello che è stato il suo cambiamento stilistico e personale. Non a caso, contemporaneamente abbandona la musica in inglese per iniziare a scrivere canzoni in italiano. “Ho voluto scrollarmi di dosso tutta la malinconia che avevo accumulato nel tempo.” – racconta – “Luciana è il nome della protagonista che si vede solo alla fine del fumetto e che rappresenta un po’ quell’amore adolescenziale che volevo lasciarmi alle spalle. È stato quello che chiamo il mio riscatto, ovvero il momento in ho iniziato a capire chi fosse Guido veramente e cosa voleva comunicare veramente”.

credits Guido Brualdi

Il 2 di ottobre, Guido ha lanciato il suo secondo fumetto Meme Men che vede come protagonisti Cecil, una musicista che definisce fallita, e Marchino, un ragazzo dalla spiccata sensibilità che considera i meme una rappresentazione retorica della realtà in cui viviamo. “I miei personaggi sono diverse immagini di me. Marchino, in particolare, è quel lato della mia personalità che si è reso conto del fatto che viviamo in un mondo in perdita e che il nostro comportamento sta cambiando addirittura il pianeta in cui viviamo. Come dicevo prima, non è necessario essere pedanti per comunicare alla gente un messaggio forte, lo si può fare anche attraverso il paradossale o la risata. Il comico può nascondere anche malinconia, disappunto o tristezza, un po’ come le tragicommedie pirandelliane. Il riso smaschera quelli che sono i paradossi della nostra società, ed è proprio quello che cerco di fare attraverso i miei racconti”.

credits Guido Brualdi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...