ANNA DIETZEL: IL TERIOMORFISMO NIETZCHIANO DELL’IO

Incontro Anna al festival Recinti – Arte fuori dalle Gabbie di Pesaro, rimanendo immediatamente colpita dalla potenza delle sue immagini. Dopo una breve chiacchierata, ci si scambia i contatti per organizzare un’intervista che si svolge con una videochiamata in pigiama. Dall’altra parte dello schermo ritrovo in Anna quell’energia e quella vitalità che avevo percepito attraverso le sue illustrazioni.

Per me il disegno è uno sfogo.” – spiega – “E’ qualcosa di istintivo, di naturale, un po’ come è la corsa per il cavallo. Ho sempre disegnato, fin da piccola. Dopo il liceo mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Verona ed ora sono all’ultimo anno del corso di Illustrazione per l’Editoria di Bologna. Le esperienze Universitarie sono state per me qualcosa di estremamente importante, in quanto ho avuto modo di confrontarmi con altre persone con le mie stesse passioni, imparando da ciascuna di esse qualcosa di nuovo”.

credits Anna Dietzel

Proprio da un esame universitario nasce Mefistofelica, un progetto al quale Anna dice di essere particolarmente legata. “Quest’autoproduzione è soprattutto uno sfogo. Si tratta della storia di una ragazza che piano piano si abbandona ad uno stato di liberazione trasformandosi in un demone, lasciandosi alle spalle qualsiasi preconcetto riguardante il bene ed il male per diventare pura energia, riprendendo un po’ la filosofia nietzschiana di super-uomo. Come la protagonista stessa dice nell’ultima pagina, ho realizzato questo progetto ‘per il gusto di farlo’.”

In Mefistofelica, Anna raccoglie quelli che sono i topos legati all’idea cristiana del demoniaco creando qualcosa di estremamente dirompente. A ciò si lega in particolar modo l’uso del colore rosso brillante, connesso all’idea di passione, di fisicità e di energia che ritroviamo frequentemente nella produzione di Anna.

credits Anna Dietzel

“Inizialmente non intendevo realizzare qualcosa di così sguaiato, temevo la reazione della gente nei confronti di determinate immagini. Tuttavia, mi sono detta che non avevo nulla da perdere. Quello che faccio non lo faccio per protesta o per provocazione. Sono piuttosto interessata allo studio della simbologia e del suo significato, di come questi elementi si incastrano nella nostra cultura e come il singolo li reinterpreta e li assimila”.

credits Anna Dietzel

I demoni, gli angeli, esseri ibridi o teriomorfi, sono soggetti ricorrenti nella produzione di Anna, la quale esplora i concetti di simmetria ed asimmetria e quello del perturbante indagando l’iconografia di diverse culture, tra cui quella Giapponese.

credits Anna Dietzel

“Come tutti i ragazzi della mia generazione mi sono avvicinata al Giappone attraverso gli anime. Crescendo, poi, mi sono appassionata alle sue tradizioni, in particola modo alle maschere ed alla loro iconologia. Ho iniziato perciò a chiedermi perché nella nostra cultura l’idea di bene e di male sono associate in particolar alcuni animali mentre in quella giapponese ad altri. Questa ricerca pertanto è andata ad arricchire il mio studio sull’iconografia ed i simboli”.

credits Anna Dietzel

Dalla cultura tradizionale giapponese, Anna riprende anche la pulizia e la nitidezza del segno, caratteristiche immediatamente riconoscibili nelle sue immagini. “Cerco sempre di mettere in risalto il tratto. Anche la tecnica di colorazione digitale per campiture che principalmente utilizzo, nasce proprio dalla volontà di preservare la chiarezza del segno. Come dicevo all’inizio, per me il disegno è qualcosa di essenziale perché mi permette di mettere nero su bianco ciò che è nella mia testa e che magari non esiste in natura, ma che prende forma sul foglio attraverso la gestualità”.

credits Anna Dietzel

“Proprio perché per me l’arte è principalmente uno sfogo, un’espressione dell’io,” – conclude Anna – “non possono esistere i concetti di giusto e sbagliato, si tratta piuttosto di una continua evoluzione che avviene attraverso una ricerca personale. Spesso ci si fa facilmente abbattere dai rifiuti e dai no. Sono dell’idea che bisogna imparare ad accettare le sconfitte e trarne un insegnamento per poi, tornado all’immagine del cavallo, andare dritti per la propria strada con il paraocchi, senza dare troppo peso a cosa possa piacere o non piacere alla gente. È giusto accettare le critiche, ma non bisogna farle diventare il punto di riferimento attorno al quale ruota tutto quello che fai. L’arte è in primo luogo liberazione, se le venissero dati troppi limiti perderebbe questo significato”.

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