ELISA MOSSA: A NON-STOP FLOW

“Credo che l’arte sia soprattutto evoluzione.” – spiega Elisa – “. Quando lavoro parto sempre da qualcosa che ho prodotto precedentemente per poi svilupparlo e trasformarlo. Per questo motivo non credo nel concetto di ispirazione , ma credo nella disciplina e penso che le tematiche siano dei pretesti perché alla fine parli sempre di te stesso, della tua interiorità”.

L’interesse di Elisa nei confronti della mutazione e del cambiamento si concretizza nei suoi lavori di animazione, con i quali astrae il tempo del reale liberandolo dai limiti della staticità, del momentaneo. Attraverso l’uso dei bianchi e dei neri, Elisa modifica le forme, le manipola, le dissolve e le fa ricomparire, in un flusso naturale e spontaneo di immagini.

credits: Elisa Mossa

“Il segno è un prolungamento di me, del mio modo di percepire la realtà che assieme a me si evolve. Lavoro principalmente con la grafite in bianco e nero, riproducendo il mio modo di vedere le cose basato sullo studio delle forme, sul concetto di assenza e presenza, pieni e vuoti”.

credits: Elisa Mossa

Elisa parla della sua ritualità, delle sue radici, di ciò che conosce:“Non sento la necessità che le persone capiscano quello che faccio. Io parlo di me di una mia ricerca, di una mia verità. Allo stesso tempo cerco di fare in modo che il tutto non risulti un lavoro che comunichi solo con me, ma che riesca a portare il mio punto di vista sulle cose verso l’esterno”.

credits: Elisa Mossa

Tornando alla tematica delle ‘radici’, Elisa vive a Urbania, sua città natale, dove si occupa per il
comune della cultura e dell’arte contemporanea. Lei stessa spiega: “Dopo esperienze all’estero ed in
giro per l’Italia, ho deciso di dedicarmi anche alla valorizzazione del mio territorio”.

credits: Elisa Mossa

Elisa, infatti, non fa in tempo a finire l’Accademia di Belle Arti ad Urbino che già viene chiamata a lavorare per il documentario, vincitore del Premio della Giuria Oeil d’Or al Festival di Cannes, La strada dei Samouni. Dopo diverse collaborazioni e progetti in Italia, viene invitata in Brasile da Wanderson Lopez che le chiede di realizzare live performances durante i suoi concerti. Qui incontra la fotografa Ariny Bianchi con la quale collabora in un progetto dedicato al tema della casa e dell’identità. Tornata in Italia, partecipa alle residenze artistiche Religione dei Ricordi e Bocs Art Residenze, e viene chiamata ad esporre alla Biennale del Disegno Italiano.

Con- Senso Bocs Art – Residenze Artistiche, credits: Elisa Mossa

“Tutt’ora continuo a spostarmi per i miei progetti, tutte le esperienze servono ad un processo di crescita personale, tuttavia sono dell’idea che non devi essere tu ad inseguire il mondo ma lui ad inseguire te. Il mio concetto di casa è molto labile. Casa sono IO, indipendentemente dal luogo in cui mi trovo. Se hai un sogno devi essere disposto a strutturare la tua vita in modo tale da mettere la tua ricerca al primo posto e questo spesso comporta non avere una vita stabile. È uno sforzo che costa sacrifici, ma se non sei tu il primo a volere crescere credendo in quello che fai, è difficile che gli altri credano in te”.

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