VITTORIA PRETELLI: LA LIBERAZIONE È UNA LINEA SPEZZATA

“La creatività per me è al contempo un atto liberatorio ed una forma di presa di coscienza.” – spiega Vittoria – “Produco prelevantemente quando sono inquieta e rifletto in quello che faccio la mia realtà alienata”.

Vittoria descrive il suo processo creativo come un superamento di quei limiti che lei definisce imposti ed autoimposti. Le sue figure umane nascono da una ricerca introspettiva che si traduce in primo luogo in accettazione.

credits: Vittoria Pretelli

“Inizialmente mi concentravo nella riproduzione di quelle parti del mio corpo che maggiormente apprezzavo, come ad esempio il naso, le mani ed i piedi. Le linee che utilizzavo erano morbide, circolari, non staccavo quasi mai la mano dal foglio. Tuttavia, sentivo che quelle immagini non mi bastavano più ed ho iniziato ad analizzare sulla figura umana nella sua interezza. È stato soprattutto un percorso di accettazione del mio corpo che ritenevo imperfetto. È così che il ‘brutto’ è diventato qualcosa di esteticamente apprezzabile. Il tratto, in maniera quasi automatica, si è trasformato in una linea spezzata, quasi geometrica, anche qui in un percorso di accettazione della mia esperienza all’istituto tecnico che per tanto tempo avevo rinnegato. Da questo processo di presa di coscienza è nato quello che è poi il mio stile”.

credits: Vittoria Pretelli

La linea è l’elemento centrale della produzione di Vittoria e viene esaltata dall’uso esclusivo del bianco e del nero. Grazie all’assenza del colore, la ritmicità delle sue forme raggiunge un’espressività quasi materica.

credits: Vittoria Pretelli

“Ultimante mi sto dedicando alla scultura. Il tutto è nato dalla necessità di superare i limiti del foglio e realizzare qualcosa di apprezzabile da diversi punti vista come in una trasposizione a 360 gradi di ciò che creo su carta”, racconta Vittoria.

Ecco che allora la linea viene sostituita da chiodi e fil di ferro producendo delle forme che provengono sempre dall’io dell’artista ma che al contempo se ne astraggono assumendo un’esistenza indipendente.

credits: Vittoria Pretelli

“Mi sono chiesta molte volte se volessi trasmettere un determinato messaggio all’osservatore e faccio fatica a dare una risposta perché quando lavoro butto fuori qualcosa che ho dentro e che, come spiegavo sopra, diventa contemporaneamente qualcosa di estraneo da me. Preferisco che le persone vedano in queste mie figure ciò che ritengono più opportuno. Cerco piuttosto di aprire un dialogo attraverso quello che faccio. Credo che l’importante sia andare oltre ai propri limiti a certi schemi che a volte ci vengono imposti e tante altre volte ci imponiamo. Questo avviene attraverso una messa in discussione delle nostre paure ed è quello che cerco di fare attraverso le mie opere, pertanto, porsi delle domande di fronte ai miei soggetti non può far altro che stimolare questo processo di crescita”.

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