SAMUELE CANESTRARI: L’ARTE È UN DISCORSO APERTO

“Considero il disegno come una sorta di ‘apertura’, sia verso gli altri che verso me stesso”, afferma Samuele. “Sono molto critico verso tutto ciò che vedo e questo mi porta ad esserlo soprattutto nei miei confronti. Mi metto costantemente in discussione e da qui derivano puntualmente delle crisi che, tuttavia, sono altamente funzionali per la realizzazione del prodotto finito”.

Samuele spiega come tutte le sue immagini siano il risultato di un processo che parte dall’esterno, viene filtrato dall’interiorità e successivamente riportato ancora una volta verso l’esterno. Dunque, il risultato non è mai uguale a l’immagine pensata inizialmente. Proprio l’accettazione di questa casualità diventa per lui uno strumento di crescita.

credits : Samuele Canestrari

“Quando parlo di essere aperti, mi riferisco anche a questo, ad imparare che il prodotto finito possa essere diverso dall’idea iniziale e che in tutto ciò sta il bello della creatività. In fondo non siamo stampanti. Forse è proprio per questo che disegno con gomma e matita, perché ti danno la possibilità di tornare sempre sull’immagine, di ritoccarla e modificarla finché non ne sei soddisfatto”.

credits : Samuele Canestrari

Anche due delle più famose pubblicazioni di Samuele, Gli uomini cane non hanno la coda e Mosto, nascono proprio da un continuo processo di revisione. Nel primo caso, si tratta della realizzazione di una storia che si sviluppa da alcuni disegni realizzati precedentemente, nel secondo della creazione di un racconto attraverso l’assemblaggio di vari disegni già conclusi.

In entrambe le situazioni, le immagini di Samuele partano dall’osservazione della realtà, del suo vissuto e della sua quotidianità. “Ne Gli uomini cane, ad esempio, riporto la mia esperienza come marmista.” – spiega – “Alla fine è quello che sono, figlio di operai che continua a fare lavori manuali. Queste sono le mie origini, si tratta della mia esperienza che entra a fare parte della mia produzione”.

credits : Samuele Canestrari

La sua realtà spesso ha un sapore malinconico ma, come lui stesso afferma, è un risultato casuale, non voluto. “Chi mi conosce sa bene che mi piace scherzare, che sono una persona sorridente, vitale. Tuttavia, per me il disegno è fonte di conoscenza, un vero e proprio studio attraverso il quale apprendere nuove cose su me stesso e su quello che mi circonda. Credo che quando si studia, proprio come all’università, ci sia poco spazio per lo scherzo, bisogna rimanere concentrati sul proprio obbiettivo. Ecco che allora molte volte dai miei disegni traspare una seriosità non voluta, ma che fa parte del mio processo creativo”.

credits : Samuele Canestrari

“D’altronde, le immagini servono a creare un dialogo aperto con l’osservatore ed è giusto che ognuno recepisca un significato diverso e che vengano lasciati interrogativi, in modo tale che il discorso non venga chiuso”. Samuele spiega come per lui il disegno sia un processo che dal collettivo passi attraverso l’individualità del singolo per poi tornare nuovamente alla collettività. “L’idea di immagine in sé presuppone una duplicità fra chi la crea e chi la osserva. È il creatore, se così vogliamo definirlo, attraverso la sua soggettività la trasforma un concetto per poi riproporla al collettivo. Se il risultato, tuttavia, portasse ad un discorso chiuso e auto-conclusivo, si arriverebbe ad un punto morto, sia per l’osservatore che per l’artista stesso. Trovo dunque giusto che il prodotto finale lasci aperti degli interrogativi, dei dubbi, che spingano entrambe le parti a riflettere e a continuare la propria ricerca”.

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