BEN ZENO: NOBODY, EVERYBODY & SOMEBODY

In questo periodo di quarantena, abbiamo finalmente auto l’opportunità di intervistare il chiacchieratissimo Ben Zeno, ovviamente mantenendo le dovute distanze virtuali, oltre che per motivi di sicurezza, anche per rispettare il famoso anonimato di Ben. D’altronde, che gusto ci sarebbe stato nel scoprire la sua vera identità? A molti piacerebbe farlo, ma non a noi. Abbiamo semplicemente cercato di scoprire qualcosina in più su di lui e sul suo operato per raccontarvelo, quindi lasciamo a lui la parola.

Ciao Ben e grazie per la disponibilità. La prima domanda che potrebbe saltare in mente a chi ha una formazione artistico-umanistica è se per caso il tuo nome ha qualcosa a che fare con il romanzo “La coscienza di Zeno” e con il concetto di inettitudine dell’uomo moderno. Potresti raccontarci cosa sta dietro la scelta di questo nome?

Ciao e grazie a voi. Sicuramente Svevo ha influito in qualche modo nella mia formazione, soprattutto con il romanzo citato, più che altro per la grande capacità che ha Zeno Cosini nel mentire, in particolar modo a sé stesso. Ben Zeno è collegato anche tante altre piccole cose che fanno parte di alcuni ricordi che porto con me. L’odore della benzina che quando ero piccolo e ci si fermava presso una stazione di servizio, inspiravo in maniera quasi compulsiva, mi esaltava. Le benzodiazepine, che ora sono anche un serio problema nella società contemporanea, ma che hanno fatto parte in passato, insieme ad altre esperienze “fatte”, di una parte della mia giovinezza un po’ spericolata e sperimentale, se vogliamo dirla così.

credits: Ben Zeno

Un’altra domanda che viene da porsi è: Ben Zeno sei tu, persona fisica che compie un gesto artistico, oppure la tua figurina simbolo? O ancora, Ben Zeno è tutte e due le cose?

La risposta la potrei anche dare, ma non sono sicuro che sia quella giusta. In qualche modo c’è o c’è stato in ognuno di noi un piccolo Ben Zeno, al di là della persona, del gesto che compio o del personaggio in sé. E’ qualcosa che si vede per la strada, quindi accessibile a tutti e che volenti o nolenti è nell’immaginario di molti. Preferisco parlare di immaginario piuttosto che di immagine semplicemente per il fatto che l’immagine è concreta, reale, cioè te la vedi su un muro, su una tela o sul cofano di qualcuno che bestemmia, ed è li. L’immaginario è la parte più spirituale, se vogliamo, perché non è qualcosa di oggettivo, quasi non esiste, ma si espande dentro ognuno di noi da sempre.

Riallacciandoci al tuo logo, potresti spiegarci brevemente la sua origine ed il suo significato?

Per molto tempo ho preferito non spiegarla l’origine perché le persone tendevano a ricamare certe fantasiose ricostruzioni sul bimbo, che sarebbe stato, da parte mia, un atto totalitario e definitivo. C’era chi vedeva un movimento politico, un luogo di spaccio, un bambino che era morto in maniera misteriosa, vandalismo puro, street art… e potrei continuare così all’infinito, perché l’immaginazione è infinita e io mi divertivo troppo. Però ormai da tempo la cosa è abbastanza trapelata quindi non c’è problema. E’ un’immagine che ho lavorato partendo da una fotografia americana degli anni ’70, in cui a questo bambino sordo, si chiama credo Harold Whittles, applicavano una delle prime forme di auricolare uditivo esterno. Appena hanno aperto le frequenze sonore, il bimbo ha assunto questa espressione che mi ha totalmente catturato. Da lì in poi ho intagliato lo stencil, ci ho aggiunto il nome e sono uscito come un pazzo a spargere “figli” nel mondo, fino a che non è poi diventato nel tempo un vero e proprio progetto, che porto avanti tuttora.

credits: Ben Zeno

Uno degli elementi chiave della tua produzione è sicuramente l’anonimato. Altri grandi artisti come per esempio Bansky o ancora il gruppo letterario Wu Ming, usano l’impersonalità come loro tratto distintivo. Nel tuo caso, che valore assume?

Prima di tutto, almeno nel mio caso, è un fatto precauzionale. Per quanto quello che faccio possa piacere o meno, resta un’attività poco gradita ai moralisti e alle forze dell’ordine, quindi cerco di tutelarmi. Sicuramente l’anonimato crea mistero o suspense, non so, e sicuramente la cosa mi interessa più da un punto di vista psicologico collettivo, in stile propaganda.  E’ un po’ come essere dovunque ma non essere nessuno, capisci che questo crea non pochi squilibri in un delirio di ubiquità. Infine, sono contento che la cosa rimanga focalizzata al progetto in sé e non troppo alla persona che ci sta dietro. Mi trovo parecchio a mio agio nel mio noto anonimato, diversamente mi metterebbe non poca ansia.

Grazie al tuo duro lavoro di spamming, sei diventato subito virale. Mettendo un attimo da parte l’aspetto, se vogliamo così definirlo, “ludico” di ciò che fai, quale pensi sia il motivo principale di questo forte interesse nei tuoi confronti?

È semplice, perché sono fottutamente fantastico! Scherzi a parte, credo appunto c’entri in buona parte con la visibilità di massa. D’altronde la propaganda politica, la pubblicità e web spamming affini, siamo veramente bombardati da stimoli totalmente superflui alla nostra fantasia e alla nostra umanità, mentre tornano parecchio utili a dirigenti di grandi marchi e responsabili marketing di dubbia moralità. C’è chi direbbe: “Ma ormai è così, è la contemporaneità, ti devi adattare, basta con le polemiche anni 70’ sui persuasori occulti”. OK, va bene, allora data questa premessa, non vedo perché un bambino e un nome spammato dovunque, senza nessun apparente senso, possa contrariare questo principio o la morale di qualcuno. Non sono sicuro che tutti abbiano il frigo all’ultima moda, l’ultimo modello di cellulare o la cellulite, però so che tutti abbiamo avuto un’infanzia, quindi forse è per questo che la gente si fida più del viso di un bambino che di un cartello pubblicitario.

credits: Ben Zeno

Qualche mese fa, hai ricevuto aspre critiche da alcune amministrazioni comunali, tra cui quella di Pesaro. Girando per le strade delle nostre città, è facile trovare stencils, graffiti ed in generale opere di street art. Perciò, quale pensi sia il motivo di un accanimento così ingiustificato verso di te?

Tutto è cominciato con un’indegna campagna persecutoria nei miei confronti da parte di un gruppetto di presunti “pulitori della città”, che non nomino, ma che se la sentono molto calda, come si dice a Roma, nel giudicare cosa sia arte o no e che cosa deve piacere agli altri o meno. Hanno messo una formula medievale che per chiunque mi avesse denunciato, avrebbe avuto la pulitura del muro gratis. Fa molto ridere, lo so, ma è la realtà. Da lì sono iniziati un po’ di problemi che tuttora cerco di limitare, per poter continuare quello che mi piace fare. Sono solo contento che alla fine, tutta sta buffonata gli si è ritorta contro, perché la maggior parte delle persone mi scrivevano parole di apprezzamento e di appoggio quindi, alla fine, poco conta il resto. Purtroppo per il bigottismo non c’è vaccino, ma va detto che è in piccola parte, è anche per combattere questo bigottismo che faccio ciò che faccio, quindi va bene così.

credits: Ben Zeno

Sei sempre stato molto attivo sulla zona pesarese e non, partecipando a diversi festival e, recentemente, organizzando un’asta di raccolta fondi per l’Ospedale di Pesaro che ha funzionato molto bene. Quali sono I tuoi progetti per il futuro?

Oggi, purtroppo, futuro è una parola molto fragile. Sicuramente ho molte idee e voglia di partecipare attivamente, oltre a Ben Zeno, anche ad altri progetti d’arte, sia individuali che collettivi. Mi piacerebbe partecipare alla call di Cheap Festival, per la poster art e attualmente sto lavorando all’immagine che poi presenterò prima della deadline.  Ma, nonostante tutto, come diceva il buon Joe Strummer, il futuro è ancora tutto da scrivere, quindi spero di avere ancora un po’ di vernice rimasta.

Vorremmo concludere con una domanda abbastanza personale. Cosa vorresti che la gente capisse di quello che fai? In parole povere, qual è il messaggio che desideri lanciare?

Il messaggio che vorrei lanciare è lanciatevi! A volte per paura del giudizio negativo degli altri o del nostro stesso pensiero, ci limitiamo in un angolo buio fatto di frustrazione, negazione e falsa modestia, vorrei semplicemente dire a queste persone, fatelo, a costo di trovarvi ad essere anche il nemico numero uno, a costo di dover condividere il piano tariffario del vostro telefono con la digos e ad avere tutti contro,  io dico “Fanculo e fatelo lo stesso”.

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