MICHAEL BARDEGGIA: SENZA TEMPO E LUOGO

Attraverso l’utilizzo quasi esclusivo di tecniche analogiche, Michael dà vita ad immagini sospese nel tempo e nello spazio, che non si adattano solamente al testo, ma alla memoria stessa dell’osservatore.

“Mi piace assaporare la lentezza del disegno e la matericità degli strumenti. Per questo motivo cerco di evitare gli interventi digitali.” – spiega – “Ad esempio, nel mio primo libro Il Meraviglioso Mago di Oz (2019) ho lavorato principalmente con matite, pantoni e penne, mentre nel nuovo libro che uscirà ad ottobre 2020, Dante, il mì babbo, ho introdotto gli acrilici dando un risultato più materico al tutto”.

credits: Michael Bardeggia

Questa atemporalità della sua produzione si riflette anche nella scelta dei soggetti e nella composizione, risultando in contesti dal sapore metafisico sviluppati grazie anche alle collaborazioni e agli insegnamenti di Gabriel Pacheco.

La composizione a triangolo dal sapore pierfrancescano, grazie alla quale soggetti e cromie si rapportano armoniosamente fra loro, l’utilizzo di un immaginario ibrido fra umano ed animale ed il richiamo alle tematiche del ricordo, danno vita ad un contesto atemporale dentro il quale si inserisce il racconto di Michael.

credits: Michael Bardeggia

“Credo che l’illustratore sia come una sorta di esploratore mandato in avanscoperta. Quello che deve fare è riportare ciò che vede, ma non ermeticamente. Deve lasciare spazio a diversi livelli di lettura ed interpretazione che si adattino alla sensibilità e al vissuto dell’osservatore. Le carte in tavola, insomma, sono sempre le stesse, sta ad ognuno di noi mischiarle per creare un nuovo gioco”.

Michael crea, dunque, differenti piani di lettura dell’immagine anche grazie alla composizione stessa, in cui un primo piano è dettato dal segno, un secondo dall’uso del colore ed un terzo dalla matita. Il tutto è esaltato da sfondi bianchi che esaltano i soggetti proprio grazie all’assenza, al vuoto.

credits: Michael Bardeggia

“Nella mia produzione cerco di creare una sorta di “non-tempo” che porti l’osservatore a soffermarsi sull’immagine e a farsi delle domande. Insomma, a guardare le cose con gli occhi di un bambino. Credo che in questo mestiere ci voglia una buona dose di umiltà al fine di produrre un qualcosa che non sia prettamente didascalico, una mera rappresentazione della tua interpretazione del testo, ma che sia in grado di adattarsi camaleonticamente alla fantasia dell’osservatore”.

In questo ultimo anno, inoltre, ho avuto l’onore di essere tra i 75 selezionati della Mostra degli illustratori della 57ma Bologna Children’s Book Fair e di essere stato in mostra alla 37ma edizione de “Le immagini della fantasia” di Sarmede.

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